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Percorsi culturali
Piramidi di Segonzano
Talora vengono chiamate "omeni di Segonzano" queste curiose piramidi di terra, un fenomeno sorprendente che peraltro indica un clima mite e poco piovoso. Non sono poche le denominazioni attribuite alle "piramidi": funghi di terra, piramidi, torri con il cappello, guglie.
Con partenza dal parcheggio a valle di Segonzano si arriva in un'oretta all'area pic-nic. La salita al gruppo III delle piramidi richiede una ventina di minuti mentre la salita al gruppo II, che sfiora anche il gruppo I, richiede trentacinque minuti di cammino. I dislivelli e le distanza percorse rendono questi itinerari facili ed accessibili. Le piramidi sono in realtà il corpo stesso di una morena, fatto di ciottoli, argilla e sabbia. L'effetto dell'erosione provocata dalla pioggia e dal ruscellamento delle acque che scendono dalla montagna modellando il corpo di queste colonne naturali. L'acqua, infatti, taglia il terreno isolando una piramide dall'altra. L'erosione ha portato allo sviluppo di piramidi alte anche trenta o quaranta metri. Esistono due possibili alternative: - Quaràs, è la prima possibilità. Dieci minuti oltre le ultime case del paese, osservando verso valle il fianco della valletta del Rio Regnana, si può godere di una vista panoramica sulle piramidi e sulla valle di Cembra. - la seconda alternativa è recarsi a valle di Segonzano, nei pressi del ponte sul Rio Regnana, seguendo la strada che scende in direzione di Albiano e Trento. Prima del ponte si trova un'area attrezzata dove inizia il sentiero che sale verso i tre gruppi principali delle piramidi di terra. I sentieri salgono, a volte ripidamente, verso i gruppi di piramidi e presentano frequenti tabelle esplicative.
Escursione al castello di Segonzano Gli imponenti ruderi del castello di Segonzano, arroccato sulla cresta di una rupe porfi rica presso il torrente Avisio, ne fanno un luogo pittoresco e suggestivo. L’origine del fortilizio è da ricercarsi nell’atto di infeudazione, datato 1216, a favore di Rodolfo Scancio, coppiere del principe vescovo di Trento Federico Vanga. Il castello era posto a guardia dei traffi ci sulla via che univa, soprattutto in caso di piena dell’Adige, la Valle dell’Adige e la Valsugana. Il castello, divenuto feudo tirolese, passò alla nobile famiglia degli a Prato, oriunda del comasco. Bombardato e saccheggiato durante i fatti d’arme fra Austriaci e Francesi, avvenuti nel 1796, fu abbandonato e cadde in rovina. Nei pressi dell’entrata sono visibili due robuste cortine coronate da merli a coda di rondine. La parte centrale del castello è interamente crollata, si riconoscono tra la boscaglia gli ambienti degli scantinati dell’antico mastio del castello. La torre superstite a pianta quadrangolare irregolare è detta Romana o meglio delle Prigioni. È costruita di pietre di porfi do squadrate ed è assegnabile al XIII secolo. Le brune pareti di questo castello, in rigorosa simbiosi con la morfologia dello sperone roccioso, impressionarono anche il grande artista tedesco Albrecht Dürer, quando vi passò accanto in occasione del suo primo viaggio a Venezia nel 1494; a tale immagine dedicò due celebri acquarelli.
Escursione al castello della Rosa a Ville di Giovo : Imboccata la strada per Ville di Giovo si passa Maso Roncador per proseguire, praticamente in piano, sino al paese di Ville di Giovo. Il centro abitato si divide in due gruppi di case: Lavato più in alto e Vesino più in basso. Il castello della Rosa domina quest’ultimo aggregato. Il nome del castello deriva dallo stemma con rosa, emblema dei Giovo, una volta incastonato nelle murature dell’attuale torre. Il castello fu sede dei signori di Giovo, vassalli degli Appiano. Passò in seguito ai Conti del Tirolo, ai Moremberg di Sarnonico e ai baroni a Prato. L’edifi cio, costruito da diversi corpi di fabbrica, era collocato, con funzioni di presidio, in prossimità del valico che da Faedo portava a Giovo e di qui verso la Valle dell’Adige. La torre, alta 24 metri, risale al XV secolo ed è costruita con blocchi di arenaria giallastra. Oltre al mastio superstite il castello possedeva altre torri e una cappella dedicata alla Santissima Trinità
Escursione nel centro di Faver: Faver è un tipico paese cembrano. Esso era tradizionalmente diviso in due rioni ognuno con propria piazza e fontana. Còrt è quello verso Cembra e dipendeva dalla giurisdizione di Königsberg - Monreale, mentre quello a nord è detto Vich e dipendeva dalla giurisdizione di Segonzano. Agli a Prato apparteneva infatti la casa Tabarelli de Fatis, oggi detta il “castello”, che dà sulla piazza di Vich, qui si raccoglievano le decime e si svolgevano gli affari giurisdizionali. Nel centro del paese di Faver sorge la chiesa dedicata ai Santi Filippo e Giacomo. Il suo ardito campanile fu costruito fra il 1860 - 64 su disegno del geometra Pelz di Cembra. La sua mole è elemento distintivo del paesaggio. Questa chiesa fu consacrata nel 1870, ma la sua storia documentata inizia nel 1116. Venne in seguito ricostruita nel 1462, fu bruciata dai francesi di Napoleone nel 1797 e riedifi cata nelle forme attuali tra il 1854-55. Fuori dall’abitato sulla strada per Segonzano s’alza la “Toresela” costruita nel 1911 dai nobili Tabarelli de Fatis in linee medioevali con stemma dipinto sopra la porta.
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